Agguato alla seppia: la vulnerabilità di Sepia officinalis

In primavera, passeggiando sulla spiaggia o navigando sottocosta lungo il Mar Adriatico, non si può non rimanere colpiti dalle tante bandierine colorate che punteggiano la superficie del mare. Si tratta di segnalamenti che indicano la presenza di nasse, e se sono così abbondanti in quel periodo un motivo c’è: è proprio durante la primavera, infatti, che le grandi seppie si avvicinano alle coste per deporre le uova.

COORDINATE: 43°30’19.5″N 13°37’29.4″E

KEYWORDS: seppia, pesca, Conero, Adriatico

Le seppie comuni (Sepia officinalis) si trovano in tutto il Mar Mediterraneo e lungo le coste Atlantiche, dalla Scandinavia al Marocco, e lungo le coste del Nord Adriatico risultano particolarmente frequenti.

Il ciclo vitale della seppia si compie in genere nel giro di due anni. In linea di massima, le uova schiudono in estate, e alla nascita i piccoli sono in tutto e per tutto simili agli adulti, benché di dimensioni inferiori al centimetro: così come gli adulti, anch’essi sono in grado di cambiare colore e, se minacciati, spruzzano una goccia di inchiostro. In autunno, raggiunta una lunghezza di alcuni centimetri, si spostano al largo, dove passano l’inverno.

I maschi raggiungono la maturità sessuale ad una lunghezza approssimativa di dieci centimetri, a circa un anno dalla nascita, mentre lo sviluppo delle femmine è più tardivo.
La primavera dell’anno successivo, a meno di due anni dalla nascita, gli adulti, che possono raggiungere una lunghezza massima di oltre quaranta centimetri, si radunano e si avvicinano nuovamente alla costa per la deposizione. In seguito ad essa, gli animali generalmente muoiono, e solo pochi riprendono il largo.

L’accoppiamento è preceduto da un rituale di corteggiamento, reso spettacolare dalle livree di colore acceso esibite dal maschio. L’atto sessuale prevede l’accostamento dei partner ed il passaggio dal maschio alla femmina degli spermi, raccolti in un astuccio detto spermatofora, tramite l’ectocotile, un braccio del maschio appositamente modificato.

Le uova sono sferiche, di colore nero, e vengono deposte su qualsiasi substrato solido si presti allo scopo: i lunghi tubi degli spirografi, ad esempio, sono molto ambiti, in quanto offrono un buon ancoraggio e la possibilità per le uova di avere una buona ossigenazione, essendo ben esposte alla corrente.

La dimensione delle uova aumenta dal momento della deposizione a quello della schiusa, fino ad un diametro di circa un centimetro. Nelle fasi finali dell’incubazione, il colore nero sbiadisce via via fino a che l’uovo non risulta completamente trasparente, e all’interno di esso si vede bene la piccola seppia già formata.

Un esemplare adulto di Sepia officinalis in atteggiamento di minaccia

I pescatori conoscono bene il ciclo vitale di questa specie, e ad esso adattano le loro strategie di pesca: infatti, in Adriatico, durante il periodo autunnale ed invernale le seppie vengono pescate al largo mediante l’utilizzo di reti a strascico, ma la pesca di questo mollusco si concentra nel periodo primaverile, quando sottocosta fioriscono le bandiere che indicano la presenza di nasse, oltre a cestini e reti da posta.

Le seppie vengono in genere attratte, soprattutto in zona adriatica, ponendo all’interno della nassa un rametto di alloro, che pare richiamare le femmine in cerca di un substrato adatto alla deposizione; nel momento in cui la femmina è intrappolata, anche i maschi vengono attratti all’interno della nassa.

Il problema risiede nel fatto che questa pesca, essendo condotta durante il periodo riproduttivo, è particolarmente impattante per la specie, per diversi motivi. Innanzi tutto, va a colpire gli individui in procinto di riprodursi, quindi quelli che dovrebbero garantire la nascita di nuove generazioni; in secondo luogo, sia gli esemplari catturati che quelli nelle vicinanze tendono a deporre le uova sulle nasse e sull’alloro in esse contenuto, e ciò comporta la perdita di un grandissimo quantitativo di uova, che seccano quando le nasse vengono recuperate, o vengono disperse nel momento in cui le nasse vengono pulite tra una cala e l’altra.

Infine, il grosso problema deriva dalle difficoltà di controllo di questo tipo di attività: in particolare, la normativa vigente prevede un massimo di due nasse per ogni imbarcazione di pesca sportiva, ma ciò però non è facilmente verificabile da parte della guardia costiera, e pertanto l’impatto generato dai pescatori sportivi è fuori controllo.

Per questo, la pesca della seppia sta andando a minare, non solo in Adriatico, l’abbondanza di questa specie, riducendo ogni anno di più il numero di esemplari che giungono sottocosta a riprodursi. Una pesca sbagliata, che necessita di regolamentazioni serie e di reali controlli prima che anche la seppia venga inserita nella troppo lunga lista delle specie in via di estinzione.

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