Il pesce ago Siokunichthys nigrolineatus nuota tra i tentacoli della madrepora Heliofungia actiniformes
GIORNO 1
Gli ambienti marini ad alta biodiversità sono spesso caratterizzati anche da un elevato tasso di simbiosi: una strategia messa in atto dagli organismi per sfruttare nuove nicchie ecologiche e sopravvivere così alla grande competizione.
Fra i tanti esempi offerti dalle acque di Anilao, il pesce ago Siokunichthys nigrolineatus si muove frenetico a gruppi di due o tre esemplari tra i tentacoli della strana madrepora Heliofungia actiniformes che, come suggerisce il nome, è a prima vista ben più simile ad un’attinia che ad un corallo duro!
Una femmina di picnogonide del genere Nymphopsis mostra in trasparenza le uova incubate all’interno delle zampe
GIORNO 2
Da amante delle specie più strane e “dimenticate” dall’evoluzione, nutro una vera predilezione per i picnogonidi, lontani parenti dei ragni (o addirittura di antichi artropodi ormai scomparsi, come il noto Anomalocaris!) caratterizzati dalla quasi totale assenza di tronco: il loro corpo è esclusivamente formato da 4 o più raramente 5 paia di lunghe zampe unite tra loro alla base, cui si aggiunge un capo estremamente semplice dotato di una sorta di proboscide e alcune paia di altre appendici.
Durante le ore notturne, i bei pennacchi di idrozoi Plumulariidae sparpagliati tra i ciottoli dell’house reef si popolano di numerosi esemplari di picnogonidi probabilmente appartenenti al genere Nymphopsis; l’esemplare nella foto è una femmina, come dimostrato dalle uova visibili in trasparenza all’interno delle zampe…mancando un corpo vero e proprio, gli organi interni sono infatti concentrati nelle zampe!
Un solenogastro striscia su un grande idrozoo
GIORNO 3
A proposito di animali rimasti un po’ indietro dal punto di vista evolutivo, su una delle tante colonie di idrozoi di cui sopra, ho avuto la fortuna di riconoscere alcuni esemplari di animaletti vermiformi, lunghi circa 1 cm, di colore rosato e con una sorta di solco ventrale: si tratta di solenogastri (Classe Solenogastres), ossia alcuni dei più primitivi tra i molluschi!
Così primitivi che non hanno ancora evoluto una vera e propria conchiglia, e il carbonato di calcio che sono in grado di secernere rimane semplicemente organizzato in minuscole schegge calcaree, dette scleriti (proprio come simili strutture presenti negli ottocoralli!), sparpagliate lungo la superficie corporea dell’animale. Mancano poi una vera cefalizzazione e le branchie, mentre è già presente la radula, una sorta di “lingua” di chitina tipica di molti molluschi.
Una femmina di hairy shrimp Phycocaris simulans imita perfettamente un grumo di alghe verdi filamentose
GIORNO 4
Un animale un po’ più “banale” dal punto di vista sistematico, ma interessante in ottica morfologica ed etologica: ecco a voi un hairy shrimp (Phycocaris simulans), minuscolo gamberetto (raramente raggiunge il mezzo cm di lunghezza) estremamente modificato per camuffarsi tra le minute alghe filamentose tra cui vive. Il livello di criptismo raggiunto è impressionante! Nella foto una femmina protegge le uova al di sotto del proprio addome!
Un esemplare di Lembeh seadragon, Kyonemichthys rumengani, piccolo e fortemente criptico
GIORNO 5
La star di oggi è un pesce, noto ai più come Lembeh seadragon, anche se a Lembeh non siamo. Per la scienza il suo nome è invece Kyonemichthys rumengani ed è un signatide, parente stretto di cavallucci marini e pesci ago, di cui in effetti sembra un po’ un ibrido: il muso e la forma ondulata ricordano un po’ i primi, mentre la lunghezza del corpo (comunque relativa, la taglia massima è di pochi cm) è più tipica dei secondi. Nell’insieme, è un animale estremamente criptico e raro, come dimostrato dalla sua descrizione, che risale appena al 2007!
Il grande nudibranco Phyllodesmium rudmani imita perfettamente i polipi dell’ottocorallo del genere Xenia di cui si nutre
GIORNO 6
Date un’occhiata a questa foto: un ottocorallo del genere Xenia, certamente familiare a chi si immerge in acque tropicali. Guardate meglio e scoprirete uno degli esempi più lampanti di come la selezione naturale possa plasmare la forma degli organismi per favorirne la sopravvivenza: Phyllodesmium rudmani è un grosso nudibranco, i cui cerata imitano alla perfezione i polipi di Xenia tra cui vive, nascondendolo alla vista dei potenziali predatori!
Un “gigantesco” cumaceo, lungo quasi un centimetro
GIORNO 7
Anilao mi regala un altro incontro con un gruppo di animali che non pensavo mi sarebbe mai capitato di osservare in situ: il piccolo gamberetto della foto è un cumaceo (Ordine Cumacea), crostaceo malacostraco di piccolissime dimensioni (questo, lungo meno di 1 cm, è un gigante della categoria!), e tipicamente fossorio in fondi mobili: solo con il favore delle tenebre alcuni esemplari si avventurano sulla superficie del sedimento…e solo con un discreto colpo di fortuna sono riuscito ad individuarlo, mentre incrociavo la sua strada!
Lo strano ctenoforo bentonico Coeloplana meteoris su fondo sabbioso
GIORNO 8
Strani blob emergono dal fondo sabbioso: difficile da immaginare, ma si tratta di ctenofori, ossia quegli animali che capita talvolta di vedere nella colonna d’acqua, globosi ed estremamente trasparenti, spesso con file di ciglia iridescenti che ne permettono il movimento.
Lo ctenoforo Coeloplana meteoris, però, ha pensato bene di abbandonare la vita planctonica tipica dei suoi parenti, preferendo appoggiarsi sul fondale e da lì estendere i due lunghi tentacoli sfrangiati ed appiccicosi che gli permettono di catturare i piccoli invertebrati di cui si nutre. Una visione insolita.
Patagonotothen sp., pesce appartenente al gruppo dei nototenoidei, generalmente detti icefish; anche in questo caso, è emozionante poterne incontrare uno dal vivo!
GIORNO 9
Una minuscola creatura nuota nella notte filippina: quando si ferma, sta aderendo tramite una sostanza collosa emessa da una ghiandola dorsale ad un’alga coperta di sedimento, e posso osservarla meglio. Si tratta di Idiosepius cfr. pygmaeus, un minuscolo cefalopode che non supera i 2 cm di lunghezza massima, il quale durante la notte nuota in acque basse alla ricerca del punto migliore in cui fissarsi e iniziare la caccia: in agguato tra le fronde, infatti, ben saldo e nascosto, cattura con velocità e precisione piccoli gamberetti che passano nei pressi.
Il giovanile della sogliola Soleichthys maculosus, imita livrea e movenze di due poco appetibili vermi piatti, Pseudoceros scintillatus e Pseudoceros dimidiatus
GIORNO 10
Mentre i miei compagni di immersione si affannano intorno ad un piccolo e fotogenico mimic octopus, la mia attenzione viene colta da un altro animale che cercavo da tempo, interessantissimo esempio di mimetismo batesiano. Si tratta del giovanile della sogliola Soleichthys maculosus, il quale camuffa la sua commestibilità imitando alla perfezione sia la livrea sia le movenze ondulatorie di due vermi piatti, Pseudoceros scintillatus e Pseudoceros dimidiatus, decisamente meno appetibili!
L’incredibile pesce pegaso, Eurypegasus draconis, si camuffa sul fondale incoerente ed il coral rubble
GIORNO 11
L’ultimo incontro che ci regala Anilao è con Eurypegasus draconis, piccolo pesce dal nome altisonante, che mischia il mitologico cavallo alato e nientepopodimeno che un drago; l’attuale nome comune anglosassone, pesce tarma, è invece un po’ più dimesso.
In effetti il timido animale dall’aspetto curioso e dai movimenti lenti a prima vista non ha molto da spartire con queste creature mitologiche, ma allo stesso tempo la sua forma atipica, la robusta ossificazione e le ampie pinne pettorali lo rendono qualcosa di unico.
Il motivo di questo aspetto bizzarro è da ricercare nel tentativo di mimetizzarsi su fondi grossolani e a coral rubble, mentre si muove pigramente alla ricerca di piccoli crostacei.










