Between Two Worlds:
le straordinarie creature del pleuston

Between two worlds: così cantavano gli Uriah Heep nel 1998; la canzone non aveva nulla a che fare col mare, ma il titolo ben si addice a descrivere la straordinaria vita degli organismi del pleuston, ovvero organismi che letteralmente “vivono tra due mondi”.

COORDINATE: 44°18’36.4″N, 8°46’28.7″E

KEYWORDS: pleuston, mar ligure, barchetta di san pietro, caravella portoghese, lepade, spiaggiamento, idrozoo, gasteropode, nudibranco

Con il termine pleuston, che deriva dalla parola greca “πλέω”, ossia “navigare”, ci si riferisce ad animali che vivono galleggiando sulla superficie dell’acqua, parzialmente immersi e parzialmente esposti all’aria, anche a centinaia di miglia di distanza dalla terraferma.

Tra gli animali pleustonici più noti a chi si affaccia sulle coste del Mediterraneo figura certamente l’idrozoo Velella velella, forse maggiormente conosciuto con il nome di barchetta di san Pietro.

Si tratta di colonie galleggianti di idrozoi, di colore blu acceso e usualmente non più lunghe di 5 cm: al di sotto della tipica vela chitinosa, deputata al movimento, si trova un robusto polipo, detto gastrozoide, adibito alla digestione di animali planctonici catturati da polipi allungati, detti dattilozoidi, carichi di nematocisti (cellule urticanti, in questa specie non abbastanza potenti da causare dolore all’uomo); tra i dattilozoidi si trovano i gonozoidi, adibiti alla riproduzione: sono loro infatti a rilasciare centinaia di meduse grandi quanto una capocchia di spillo.

L’idrozoo Velella velella, detto barchetta di san Pietro

La fotografia allo stereomicroscopio della medusa di Velella velella mostra le nematocisti urticanti (capsule trasparenti) e le zooxanthelle simbionti (in giallo-verde)

Le minuscole meduse si accrescono al di sotto della colonia, grazie all’energia fornita loro dalla fotosintesi ad opera di microalghe simbionti che albergano nei loro tessuti. La loro vita nel plancton è probabilmente piuttosto breve, e culmina con il rilascio di uova e spermi che, avvenuta la fecondazione, daranno origine ad un nuovo polipo, e da esso ad una nuova colonia galleggiante.

In Mar Ligure, ogni primavera il mare si riempie improvvisamente di miliardi di barchette di San Pietro che, sospinte dal vento, si aggregano in banchi enormi e si avvicinano alla costa, dove si lasciano stancamente trascinare in un naufragio che colora le coste di minuscoli e coloratissimi relitti. Benché talvolta le condizioni meteomarine portino a spiaggiamenti precoci, il naufragio delle velelle è generalmente qualcosa di assolutamente naturale: dopo aver prodotto le meduse, ed essersi garantite la sopravvivenza della specie, le barchette sono infatti giunte alla fine della loro vita, e della lunga regata che le ha portate a navigare per centinaia di miglia in mare aperto.

A dire il vero, però, l’intero ciclo vitale di questa specie ed i processi che portano all’aggregazione ed allo spiaggiamento dei banchi rimangono per ora ancora piuttosto oscuri, anche se stiamo portando avanti alcuni studi che speriamo possano contribuire a gettare un po’ di luce su queste creature.

Un banco dell’idrozoo Velella velella davanti a Quarto (Ge)

 Il raro nudibranco Fiona pinnata si nutre di Velella velella

Con molta pazienza e una buona dose di fortuna, osservando da vicino le velelle in mare è possibile incontrare un altro animale straordinario, il nudibranco Fiona pinnata. Questa lumaca, di per sé incapace di nuotare o flottare sul pelo dell’acqua, durante la fase larvale raggiunge oggetti galleggianti, sui quali si nutre di lepadi, oppure proprio banchi di velelle, delle quali rappresenta uno dei pochi predatori. La lumaca striscia così a pelo d’acqua da una velella all’altra, nutrendosi dei tessuti viventi, e poiché il dorso ed i cerata del nudibranco sono rivestiti di epitelio trasparente, il colore dell’animale varia sensibilmente in base alla dieta: quando si nutre di V. velella, F. pinnata acquista un evidente colore blu.

Molto più frequentemente è possibile notare, attaccate al lato inferiore delle barchette di San Pietro, delle piccole conchiglie di colore bianco: si tratta di Janthina pallida, un curioso mollusco gasteropode, anch’esso appartenente al pleuston, e anch’esso predatore prevalentemente di V. velella.

J. pallida vive sul pelo dell’acqua grazie ad una zattera di bolle di muco da lei stessa prodotta, e sotto cui durante il periodo riproduttivo depone capsule di uova di colore rosa. Durante la primavera del 2017, diverso tempo dopo il puntuale spiaggiamento annuale di V. velella, le coste liguri sono state interessate da un imponente spiaggiamento di questi gasteropodi, un fenomeno mai registrato prima: le spiagge delle aree maggiormente interessate erano coperte da 2000 esemplari a metro quadrato!

Alla base di questo episodio c’è stata certamente la concomitanza fortuita di particolari condizioni meteomarine, che hanno sospinto grandi banchi di origine atlantica all’interno del bacino mediterraneo, e da esso fino alle rive italiane.

Il gasteropode Janthina pallida galleggia sulla superficie grazie ad una zattera di muco, sotto la quale ha deposto le proprie ovature

La lepade planctonica Dosima fascicularis galleggia grazie ad una propria zattera

A confermare l’ipotesi dell’origine atlantica di questi banchi è stato il ritrovamento, tra le lumache, di alcuni esemplari di una particolarissima lepade pleustonica proprio di origine atlantica, Dosima fascicularis, osservata sino a quel momento una sola volta nel Mediterraneo. Questo raro animale è un crostaceo cirripede che, come altre specie di lepadi, si accresce fissato tramite un peduncolo carnoso a vari oggetti galleggianti.

Contrariamente alle sue cugine, però, una volta raggiunta l’età adulta D. fascicularis è in grado di staccarsi dal suo supporto, e produrre una propria zattera galleggiante che le permette di vagare per gli oceani in maniera completamente autonoma. Anche grazie all’aiuto di una rete di volontari, noi zoologi marini dell’Università degli Studi di Genova abbiamo mappato, seguito e descritto il fenomeno di spiaggiamento di J. pallida e D. fascicularis, e ne abbiamo investigato le cause in uno studio pubblicato su The European Zoological Journal.

Come accennato, anche altre specie di lepadi vivono all’interfaccia aria-acqua, fissate ad oggetti galleggianti o ad altri organismi, ed è relativamente facile osservarle in mazzetti su tronchi spiaggiati; ma tra gli organismi pleustonici marini la fanno da padrone gli idrozoi che, oltre a V. velella, contano molte specie galleggianti, come le note e temute caravelle portoghesi Physalia physalis, che emergono dalla superficie grazie ad una pneumatofora piena di gas, e le minuscole porpite Porpita porpita, a prima vista simili alle barchette di San Pietro ma di minori dimensioni, più arrotondate e prive della vela.

Studiare il pleuston è generalmente molto difficile, a causa dell’erraticità, della dispersione e della lontananza dalla costa che lo contraddistingue, per cui il ciclo vitale e le caratteristiche ecologiche di molte specie che ne fanno parte risultano ancora in gran parte oscure. Il pleuston rappresenta un mondo quasi sconosciuto, e il Mar Ligure, per le sue caratteristiche oceanografiche, ha dimostrato di essere un ottimo laboratorio a cielo aperto per cercare di svelarne qualche segreto…quindi mi raccomando, occhi aperti!

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Le informazioni riportate in questo articolo sono tratte da:

Betti F., Bavestrello G., Bo M., Coppari M., Enrichetti F., Manuele M., Cattaneo-Vietti R. (2017) Exceptional strandings of the purple snail Janthina pallida Thompson, 1840 (Gastropoda: Epitoniidae) and first record of an alien goose barnacle along the Ligurian coast (western Mediterranean Sea). The European Zoological Journal, 84: 488-495.

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