Dal Profondo: alla ricerca della medusa abissale Periphylla periphylla

Periphylla periphylla, nota come helmet jellyfish o crown jellyfish, è una medusa abissale, che da 500 milioni di anni nuota in acque fredde, a profondità comprese tra 700 e 7.000 metri; la siamo andati a cercare in un fiordo norvegese

COORDINATE: 60°43’25.1″N 5°03’03.5″E

KEYWORDS: periphylla periphylla, norvegia, gulen, lurefjord, medusa abissale

Ci sono occasioni a cui, ahimè, non posso rinunciare. In genere, riguardano la possibilità di osservare e fotografare qualche animale marino raro, difficile da incontrare, o “strano” dal punto di vista evolutivo, biologico o comportamentale. Per questo, mi sono spesso trovato a immergermi sotto ponti, dentro porti, in pochi centimetri d’acqua, al freddo e sotto il caldo torrido, insomma in condizioni non particolarmente appetibili.

Ecco quindi che una gelida immersione in compagnia di Periphylla periphylla era da tempo nella mia personale e masochistica lista dei desideri.

Ma andiamo con ordine: Periphylla periphylla è una medusa abissale, che da 500 milioni di anni nuota in acque fredde, a profondità comprese tra 700 e 7.000 metri. È uno scifozoo, ossia un parente delle comuni meduse che ben conosciamo, ma appartiene all’ordine Coronatae, che include quasi esclusivamente specie profonde.

Questa grande medusa ha una forma piuttosto caratteristica, che le ha valso l’appellativo inglese di helmet jellyfish, ossia medusa-elmo, mentre l’abitudine di tenere i lunghi e robusti tentacoli rivolti verso l’alto e con gli apici ricurvi è all’origine dell’alternativo nome di crown jellyfish, medusa-corona.

Il nome scientifico, che in latino significa pressappoco “circondata di foglie”, si riferisce invece al margine dell’ombrella, terminante in 16 ampi lobi ovali, simili appunto a foglie. Dagli incavi tra lobi contigui si dipartono 12 tentacoli, divisi in 4 gruppi. Sono ricchi di nematocisti, organelli urticanti, che in questa specie raggiungono le dimensioni massime mai registrate tra gli scifozoi, con “giganti” di 100 micron di lunghezza.

A separare i gruppi di tentacoli, si trovano 4 ropali, organi di senso in grado di percepire la posizione della medusa nello spazio e l’eventuale luce ambientale, da cui l’animale prontamente rifugge: un po’ come se fosse un vampiro (quello delle leggende, non il chirottero!), pare che basti l’esposizione alla luce per ucciderla! Per questo, vive generalmente a grandi profondità, e solo durante le ore più buie risale verso la superficie.

Nonostante l’allergia alla luce, la perifilla è in grado di produrre bioluminescenza, che emana in lampi soprattutto se disturbata, forse per segnalare la sua pericolosità ad eventuali predatori.

La medusa abissale Periphylla periphylla

A partire dagli anni ’70, un progressivo incremento delle meduse nella regione del Lurefjord, in Norvegia, ha portato serie ripercussioni economiche e sociali, dal momento che queste hanno gradualmente distrutto gli stock ittici presenti nel fiordo (come tutte le meduse, sono ghiotte di uova e larve di pesci!) e hanno raggiunto abbondanze così elevate (si parla addirittura di 2,5 individui a metro cubo!) da intasare le reti da pesca.

Oggi gli avvistamenti di P. periphylla sono in aumento tutte lungo le coste norvegesi, forse a causa della riduzione della penetrazione della luce nell’acqua, dovuta ad un incremento del fitoplancton causato da cambiamenti climatici e locali eutrofizzazioni.

Quando poi, come nel caso del Lurefjord, correnti notturne concomitanti con fasi di alta marea portano le meduse all’interno di fiordi idonei, e ne rendono difficile l’uscita, può iniziare l’invasione: queste si accumulano, continuano a ricevere cibo sotto forma di plancton dalle stesse correnti che le hanno trasportate, e non avendo praticamente nemici (P. periphylla è il principale predatore pelagico della zona dei fiordi) possono accrescersi indisturbate.

Quella che per i pescatori locali è stata una maledizione, ha rappresentato però una ghiotta occasione per chi, come il sottoscritto, non resiste al bisogno di rischiare l’assideramento sfidando l’inverno norvegese per un incontro con questi animali provenienti dagli abissi.

Infatti, bisogna attendere il periodo in cui le ore di luce sono al minimo, e la colonna d’acqua non ha termoclino, per osservare la risalita della perifilla durante le ore più buie, fino a lambire la superficie, per alimentarsi di krill, copepodi, chetognati e altro zooplancton.

Ecco perché in una gelida giornata di gennaio ci siamo imbarcati su un aereo alla volta di Bergen, fino a raggiungere l’isolatissimo Gulen Diving Center, ottimo punto di partenza per raggiungere il Lurefjord. Penso di poter affermare con certezza che sul quel volo eravamo gli unici subacquei. La temperatura diurna a destinazione oscilla tra 0 e -7°C, e arriviamo accompagnati da previsioni meteo che prospettano tempesta. Un po’ ce lo meritiamo.

Dopo un paio di giorni di belle immersioni lungo i fiordi e nell’house reef, e intervalli di superficie caratterizzati da improvvise grandinate e forti nevicate (non ci facciamo mancare nulla!), ci rimane una sola possibilità di andare alla ricerca di meduse. Quando viene il momento, siamo tutti elettrizzati e un po’ in ansia allo stesso tempo: le troveremo, resisteremo al freddo (questo me lo chiedo soprattutto io), riusciremo a non perdere di vista la cima? Lasciamo il diving in tarda serata, in modo da lasciare il tempo alle meduse di risalire dalle profondità del fiordo; navighiamo per un’ora nel buio più totale, fino a raggiungere il centro del Lurefjord, su un fondale di oltre 400 metri.

Arrivati a destinazione, ci prepariamo rapidamente (più per via della bassa temperatura che dell’entusiasmo, nonostante quest’ultimo sia forte), e ci tuffiamo nel mare nero. Dopo pochi secondi abbiamo già il sorriso sulle labbra: dal nero più totale e spettrale, che scandagliamo con le nostre torce, compaiono come navicelle spaziali uno dopo l’altro diversi esemplari di P. periphylla, maestosi ed eleganti. Sono meduse piuttosto attive, che cacciano con movimenti rapidi dei loro tentacoli, e rifuggono la luce delle torce nuotando in fretta verso il buio sottostante; sia la forma caratteristica, che i movimenti rapidi ed efficaci, ci mostrano quanto questa specie sia ben diversa dalle meduse a cui siamo abituati.

Così, alle due del mattino, usciamo dall’acqua intirizziti dal freddo, ma col sorriso sulle labbra, felici per questo prolungato faccia a faccia con la medusa degli abissi!

La medusa abissale Periphylla periphylla

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