I molti mari della Danimarca
Tracce di mari passati, distese di fango ricche di vita, immense dune, reef di ostriche e tanti altri spunti zoologici
Un riccio irregolare, Echinocorys sulcatus, risalente a 55 milioni di anni fa e incredibilmente ben preservato
La penisola dello Jutland, che rappresenta la maggioranza del territorio danese, è prevalentemente costituita da rocce sedimentarie, derivate dalla compattazione di fondali marini incoerenti. In diverse zone è possibile imbattersi in evidenti tracce di questo passato. Ad esempio, la cava di calcare di Dalbyover regala in grandi quantità fossili, risalenti a 55 milioni di anni fa, di tipici animali di fondo mobile, come ricci irregolari (Echinocorys sulcatus) e crinoidi peduncolati (Isselicrinus paucicirrhus)!
Placide vacche si rinfrescano nelle acque del ‘falso fiordo’ di Mariager
Percorrendo lo Jutland verso nord, ci si imbatte in un lungo, stretto, tortuoso canale che si diparte dal canale del Kattegat in direzione ovest: si tratta del fiordo di Mariager, che con i suoi 35 km di lunghezza rappresenta il fiordo più lungo dello Jutland. A dire la verità non si tratta di un vero e proprio fiordo in quanto, pur essendosi originato per effetto del ghiaccio in epoca glaciale, il meccanismo di formazione è differente, come dimostrano le coste basse, dolci e argillose, ben diverse dagli aspri pendii solcati dai veri fiordi tipici di altre regioni quali Norvegia o Cile. Nella zona, oggi protetta, di Katbjerg Odde, il fiordo è frequentato soprattutto da un gran numero di specie di uccelli acquatici e limicoli, ma queste massicce e placide vacche che si rinfrescano nelle acque calme del fiordo rispecchiano al meglio la pace di questo ambiente.
Un muro di sabbia: la duna di Råbjerg Mile
Lo Jutland è separato dalla penisola scandinava da due canali naturali: Skagerrak a nord e Kattegat ad est. Le acque dei due canali si incontrano a Grenen, modellando una sottile lingua di sabbia sulla propaggine più settentrionale dello Jutland. La costa affacciata sullo Skagerrak, costituita da spiagge sabbiose e rocce sedimentarie, risente delle aspre condizioni atmosferiche del nord: l’erosione da parte di pioggia, onde e vento ha plasmato ripide e tormentate falesie (come nei pressi di Rubjerg Knude, il cui celebre faro fu spostato nel 2019 proprio per evitarne il crollo in mare), e la sabbia è accumulata in imponenti dune mobili, delle quali oggi è possibile vedere la splendida Råbjerg Mile, duna costiera alta 40 metri che si estende per oltre 2 km2 e viene spostata dal vento di circa 18 metri all’anno. Una costa quindi in costante mutamento sotto la spinta degli elementi.
Durante la bassa marea i piatti fondali fangosi del Mare di Wadden mostrano tracce dei loro abitanti, tra i quali risulta dominante il polichete Arenicola marina
La costa sud-occidentale dello Jutland è bagnata dal mare di Wadden (Vadehavet in danese), ed è caratterizzata da fondali sabbiosi a scarsissima inclinazione. Così, ad ogni marea, che qui può superare i due metri di ampiezza, la linea di costa si sposta di diverse centinaia di metri, e diversi ettari di fondale vengono continuamente coperti e scoperti dal movimento delle acque, creando un ecosistema, quello delle cosiddette piane tidali, estremamente importante per la sopravvivenza di molti animali, tra cui diversi uccelli limicoli. Il più tipico abitante delle piane tidali del mare di Wadden è il polichete fossorio Arenicola marina, le cui feci, simili a spaghetti di sabbia accumulati al di sopra della tana, durante la bassa marea ne svelano l’incredibile abbondanza.
La bassa marea nel mare di Wadden porta allo scoperto anche imponenti oyster reef, biocostruzioni ad opera di ostriche e mitili che si estendono per centinaia di metri
Oltre alle affascinanti mudflats, il mare di Wadden ospita un altro ecosistema peculiare, quello costituito dagli oyster reef. Queste biocostruzioni, originatesi dall’accrescimento di ostriche le une sulle altre, si ergono per alcuni metri dal fondale, e si estendono per diverse centinaia di metri nella zona intertidale, venendo quindi coperti ed esposti dalle maree. I reef ad ostriche offrono fondi duri, eterogenei e tridimensionali in un ambiente monotono e fangoso, rappresentando dei veri hotspot di diversità. Oltre alle ostriche, troviamo mitili e balani (che contribuiscono ampiamente alla formazione del reef), ma anche gasteropodi, vermi, granchi, gamberi e piccoli ghiozzi. Molti uccelli sono attratti da questa abbondanza, tra cui Haematopus ostralegus, detto non a caso ‘ostrichiere’!
Le foche comuni Phoca vitulina riposano placidamente al sole sui banchi di sabbia emersi durante la bassa marea nel mare di Wadden
Tra i predatori più comuni nel mare di Wadden figurano molti uccelli, ma i principali e più tipici sono certamente loro, le foche, che approfittano dei banchi di sabbia esposti durante la bassa marea per riposarsi e scaldarsi al tiepido sole. Si tratta soprattutto di foche comuni (Phoca vitulina), ma all’interno dei loro gruppi non sono rari anche esemplari di foca grigia, Halichoerus grypus, riconoscibili, più che per la colorazione (molto variabile in entrambe le specie), per il muso più allungato e le dimensioni maggiori. Un bell’esempio di convivenza!
Il traffico navale del Little Belt non intimorisce le focene, Phocoena phocoena, note infatti con il nome comune di harbour porpoise
Il Little Belt (Lillaebelt in danese) è lo stretto che separa lo Jutland dalla grande isola di Fyn, a sud-est. Le sue acque sono verdastre e torbide per la ricchezza di nutrienti, e il fondo è sabbioso; qui però le maree sono meno intense e le coste relativamente più alte rispetto a quanto visto nel mare di Wadden. Nel punto più stretto, il Lillaebelt è largo circa un chilometro e mezzo, ed è attraversato da due ponti che collegano Fredericia, sullo Jutland, a Middlefart, sull’isola di Fyn. In questa zona il fondale è poco profondo, e il traffico navale, rappresentato principalmente da diportisti, è piuttosto intenso. Ciononostante, qui sono stanziali diversi gruppi di focene (Phocoena phocoena), piccoli cetacei (non raggiungono i 2 m di lunghezza) dal rostro corto e dalla colorazione piuttosto scura, lontani parenti di narvali e beluga. Sono animali che amano le acque fredde settentrionali, e il nome inglese di harbour porpoise ne indica proprio la predilizione per ambienti costieri, anche antropizzati.