Le verdi praterie della Tanzania:
esplorando la baia di Kilwa Masoko

Un po’ a sorpresa, ho l’opportunità di passare qualche giorno nel Kimbilio Lodge, nei pressi dello sperduto villaggio tanzaniano di Kilwa Masoko, con lo scopo di esplorare l’ampia baia antistante il villaggio.

COORDINATE: 8°55’51.8″S 39°31’01.5″E

KEYWORDS: tanzania, kilwa masoko, riccio, anguilla serpente, sacoglosso, platelminta, murena, pesce pietra, gambero meccanico, rombo, sogliola, lepre di mare, medusa

Dal punto di vista turistico, la Tanzania è nota soprattutto per la sua splendida savana, protetta da parchi quali il Serengeti e il Ngorongoro; senza dimenticare che anche il Kilimanjaro, il monte più alto di tutto il continente africano, si trova in suolo tanzaniano. Il turismo subacqueo è invece in genere dirottato sulle isole, come le ben note Zanzibar, Pemba e Mafia, e le coste del continente sono da questo punto di vista praticamente inesplorate.

Circa 130 chilometri a sud della capitale Dar Es Salaam, si trova il villaggio di Kilwa Masoko, abitato in prevalenza da pescatori, che si estende all’interno di un’ampia baia dall’acqua cristallina, rifinita da una striscia di sabbia bianca. Il viaggio dall’Italia prevede (al 2011) l’atterraggio all’aeroporto di Dar Es Salaam, da cui si può prendere un volo interno, per ora piuttosto costoso, diretto a Kilwa, oppure scegliere di affrontare un trasferimento lungo ed avventuroso a bordo di un pullman locale su una strada parzialmente sterrata, che in caso di pioggia si trasforma in una distesa fangosa che rischia di prolungare la durata del tragitto fino a ben dieci ore, come accaduto a me.

Arrivati sul posto, però, si dimentica in fretta il lungo viaggio. Lì infatti si trova il Kimbilio Lodge, che al momento rappresenta una delle pochissime possibilità di immergersi lungo le coste della Tanzania; il mare antistante è praticamente inesplorato, quindi tuffarsi in questo mare significa essere tra i primi a godere delle sue bellezze.

Dal resort, in una ventina di minuti di navigazione sono raggiungibili diversi punti di immersione al di fuori della baia, caratterizzati da reef piuttosto ricchi di vita; pareti sprofondanti nel blu per centinaia di metri si alternano a dolci pendii corallini, e pesci di barriera, aragoste, nudibranchi, trigoni e grandi murene popolano il reef, mentre dal blu spuntano tonni, sgombri e tartarughe.

Ma per i subacquei amanti delle immersioni in ambienti “strani”, inusuali, ricchi di specie particolari, come le muck dive ormai di moda, il vero tesoro è rappresentato dalla baia stessa: qui, durante la bassa marea la profondità dell’acqua raramente supera i tre metri, mentre con l’alta marea si raggiunge una profondità massima di circa sette metri, e la visibilità non è mai meno che discreta.

Un polpo Octopus sp. si aggira tra le fronde delle fanerogame che rivestono la baia di Kilwa Masoko

Il sacoglosso Plakobranchus ocellatus, un vero e proprio “animale fotosintetico”

Ampi spiazzi di sabbia sono circondati da floridissime praterie di fanerogame, vere e proprie piante marine come la nostrana Posidonia oceanica, che contribuiscono a creare un ambiente unico. Le piante che costituiscono la prateria appartengono a specie diverse, e fra queste figurano anche quelle appartenenti al genere Syringodium, ossia il cibo preferito dai dugonghi: occhi aperti, quindi, l’incontro è possibile!

Fra le fronde si muovono, con una rapidità difficile da credere, ricci di mare Astropyga radiata, dai colori così brillanti che sembra quasi che emettano luce. Sono comuni le timide anguille serpente arlecchino (Myrichthys colubrinus), con il corpo bandeggiato di bianco e nero ad imitazione della livrea del tossico serpente di mare Laticauda colubrina, nel tentativo di ingannare i potenziali predatori.

Le acque basse e l’intrico di radici e fronde delle piante danno poi riparo alle forme giovanili di numerose specie di pesci di barriera, come pesci angelo e pesci farfalla. Sulle rade rocce affioranti dalla sabbia e dalla prateria, coperte di alghe, si muovono diverse specie di sacoglossi, lumache di mare affini ai ben più noti nudibranchi: Plakobranchus ocellatus risulta la più comune, ma non mancano rappresentanti dei generi Elysia e Thuridilla.

Molti sacoglossi sono capaci di mantenere in funzione nei propri tessuti i cloroplasti ingeriti insieme alle alghe di cui si nutrono; questi, continuando a svolgere la fotosintesi, riversano gli zuccheri prodotti direttamente nello stomaco dell’animale, che si ritrova quindi trasformato in uno strano “animale fotosintetico”.

Simili ai nudibranchi, ma per nulla affini ad essi, sono invece i platelminti, o vermi piatti, animali che nelle livree imitano, esattamente come fanno le anguille menzionate poc’anzi nei confronti del serpente di mare, le colorazioni degli inappetibili nudibranchi, fingendosi a loro volta tossici. Anch’essi popolano spesso le baie sabbiose o fangose, e infatti diverse specie hanno colonizzato la baia di Kilwa: la più abbondante è un’elegantissima specie ancora non classificata, appartenente al genere Pseudoceros, dalla splendida livrea bianca con una linea longitudinale arancio ed il corpo bordato da una fine linea blu.

I grossi bidoni di metallo che fungono da corpi morti per l’ormeggio della barca del lodge, sono stati eletti a propria tana da tanti pesci: diverse murene grigie (Siderea grisea) spuntano, anche a coppie, da ogni buco, mentre due enormi pesci pietra (Synanceia verrucosa), incredibilmente mimetizzati, sembrano fare la guardia, incutendo davvero un certo timore. Una coppia di gamberetti pulitori (Stenopus hispidus) si dà da fare nel togliere parassiti dai tanti piccoli pesci che stazionano intorno ai bidoni.

Una coppia di murene grigie Siderea grisea utilizza come tana il corpo morto a cui ormeggia l’imbarcazione del resort

Una grossa sogliola Cynoglossus zanzibarensis attiva durante le ore notturne

In genere è durante le ore notturne che il mare si mostra in tutta la sua esplosione di vita; quando i tanti predatori diurni si rifugiano a dormire, e la luce del sole non è più così forte e fastidiosa, ecco che molti timidi animali escono dai loro rifugi per procacciarsi il cibo o cercare un partner, attirando a loro volta l’attenzione dei predatori notturni. E se ciò è vero per qualsiasi ambiente marino, sono proprio le praterie e le piane sabbiose ad animarsi maggiormente durante la notte: in effetti, la baia di Kilwa Masoko non fa eccezione, e durante la notte mostra certamente il meglio di sé.

Il fondale ospita un gran numero di rombi (Bothus pantherinus) e di enormi sogliole (Cynoglossus zanzibariensis), e qua e là paguri carichi di anemoni di mare camminano goffamente, mentre pesci coccodrillo e trigoni stanno immobili in agguato. Dagli anfratti delle rocce fanno capolino dei bei polpi di colore rosso e minuscole aragoste. Fra le fronde delle piante e delle alghe di cui si cibano, strisciano lepri di mare della specie Dolabella auricularia, la più grande specie di lepre di mare al Mondo. L’ottimo mimetismo le rende difficili da individuare, nonostante possano raggiungere la ragguardevole lunghezza di quaranta centimetri.

Infine, placide meduse Mastigias papua, meravigliose ed innocue, si avvicinano eleganti ai subacquei, incuriosite dalla luce delle torce, mentre i pesci scorpione ed i rapidissimi calamari in pochissima acqua ne approfittano per cibarsi davanti ai nostri occhi dei pesciolini e dei piccoli crostacei attratti della stessa luce. Insomma, i subacquei alla ricerca di incontri curiosi ed originali, apprezzeranno sicuramente i bei reef e la meravigliosa baia di Kilwa Masoko.

La bella medusa Mastigias papua

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