Non so se ci avete mai pensato, ma tre quarti degli animali presenti sul Pianeta sono insetti. Dimenticate cani, gatti e altri animaletti pelosi: api, mosche, zanzare, coccinelle, libellule e via discorrendo rappresentano il gruppo animale di maggior successo evolutivo, in grado di colonizzare tutte le terre emerse e perfino l’ambiente aereo. Alla base di questa incredibile radiazione c’è un aspetto fondamentale: l’evoluzione di zampe articolate, che hanno permesso movimenti efficaci ed il sostegno del corpo al di fuori del mezzo acquoso. Uno strumento così importante da dare il nome all’intero phylum di cui gli insetti fanno parte, quello degli artropodi, il cui nome significa letteralmente, con poca fantasia ma indubbia precisione, “zampe articolate”.
Endeis spinosa fotografato nelle acque dell’Alto Adriatico
Tra i rappresentati attuali di questo gruppo figurano anche gli aracnidi ed i miriapodi (noti come centopiedi e millepiedi), mentre in ambiente acquatico, e soprattutto marino, troviamo i ben noti crostacei, oltre agli incredibili limuli.
Ma in mare c’è una piccola classe che ha portato all’estremo l’amore per queste efficaci zampe, al punto da rinunciare praticamente a tutto il resto del corpo: è quella dei Pycnogonida, noti anche come pantopodi (in realtà nome di un solo ordine all’interno della classe), il cui significato (più o meno “tutto zampe”) è particolarmente indicato nel descriverli.
Una femmina di un grande picnogonide filippino, le cui uova sono visibili in trasparenza all’interno delle zampe
Si tratta di circa 1.300 specie, diffuse in tutti i mari del Mondo, tradizionalmente incluse nel grande subphylum Chelicerata, insieme a ragni e scorpioni (e il nome inglese di sea-spider conferma l’apparente somiglianza), ma secondo alcuni studi recenti i picnogonidi potrebbero rappresentare in realtà un gruppo a sé stante, imparentato con gli altri aracnidi.
Gran parte dei picnogonidi ha quattro paia di lunghe zampe, proprio come i ragni, anche se esistono specie con cinque o perfino sei paia. Ma l’aspetto incredibile è che queste zampe sono praticamente unite tra loro, con il corpo ridotto al minimo indispensabile, al punto che buona parte degli organi interni sono localizzati nelle zampe stesse. A tal proposito, è affascinante osservare le femmine mature, le cui uova si possono intravedere in trasparenza verso le estremità degli arti!
Un grande picnogonide norvegese del genere Nymphon; sono evidenti gli ovigeri pendenti al di sotto del tronco
Oltre alle zampe, il corpo dei picnogonidi prevede un capo ed un addome, ma quest’ultimo è solamente vestigiale; il capo invece, seppur piccolo, presenta una proboscide anteriore, o tromba, utilizzata per predare piccoli invertebrati o succhiarne fluidi, due paia di occhi dorsali, e un altro po’ di appendici: ci sono spesso due chelifori (scambiati in passato per cheliceri, le appendici boccali degli aracnidi), un numero variabile di palpi, e due lunghe strutture terminanti a paletta dette ovigeri, spesso presenti solo nei maschi, atti al trasporto delle uova fecondate. In genere lo sviluppo è diretto, ma alcune specie attraversano una fase larvale, detta protonymphon, che può parassitare altri invertebrati.
Lo strano Ascorhynchus simile, lungo pochi mm e dall’aspetto villoso, è diffuso in Mediterraneo
In questa estrema semplificazione, i picnogonidi hanno perso l’apparato respiratorio, e gli scambi di gas avvengono per diffusione attraverso le pareti corporee; per questo, raggiungono le massime dimensioni in mari freddi o profondi, dove è favorita la respirazione cutanea. Sono infatti animali prevalentemente molto piccoli (da pochi millimetri ad un paio di centimetri di lunghezza), ma alcune specie in questi ambienti estremi raggiungono taglie di diverse decine di centimetri.
In Mediterraneo hanno in genere taglie ridotte, e a causa dell’elevato criptismo sono difficili da osservare, ma in realtà sono piuttosto frequenti: un anno di osservazioni mensili lungo pochi metri di parete del Promontorio di Portofino, dalla superficie ad appena 5 metri di profondità, ha portato all’identificazione di 500 esemplari, appartenenti a ben 10 specie differenti.
Un grande picnogonide fotografato nelle Filippine durante le ore notturne
I picnogonidi sono predatori, e pare si nutrano soprattutto di cnidari (idrozoi e anemoni di mare) che risucchiano con le loro proboscidi; addirittura, sono note alcune specie che vivono perennemente a grande distanza dal fondo, compiendo il loro ciclo vitale come autostoppisti sulle ombrelle di meduse!
Da amante degli animali “strani” e all’apparenza dimenticati dall’evoluzione, ho sempre avuto un debole per i picnogonidi, creature che sembrano uscite direttamente da un film di fantascienza, o magari da un documentario sulla preistoria; e in effetti al solo vederli ci si sente catapultati nel passato, eppure loro sono vivi e vegeti, animali improbabili come sono sempre stati, ed hanno attraversato indenni milioni di anni di evoluzione, per giungere fino a noi…letteralmente in punta di piedi.
——
Parte delle informazioni riportate in questo articolo è tratta da:
Galli L., Colasanto E., Betti F., Capurro M. (2019) Pycnogonids (Arthropoda: Pycnogonida) of Portofino, Ligurian Sea (North-Western Mediterranean Sea). The European Zoological Journal, 86: 241-248. Link




