Gli ultimi superstiti:
alla ricerca della lampreda di mare, Petromyzon marinus

Gli agnati (Superclasse Agnatha) sono tra i primi vertebrati comparsi sul Pianeta e, come spiega il nome (a-, “senza” + γνάθος (gnáthos), “mascella”), sono accomunati dal possedere una bocca sprovvista di mascelle, contrariamente a tutti gli altri vertebrati attuali.

COORDINATE: 44°14’22″N 9°42’29″E

KEYWORDS: liguria, vara, magra,  lampreda di mare, agnatha

I vertebrati sono tra gli animali più conosciuti, familiari ed amati, forse perché a noi più vicini (anche l’uomo è un vertebrato!), anche se in realtà non costituiscono che una minima parte delle specie presenti sul nostro Pianeta; tra questi, i pesci, con oltre 33.000 specie note, sono di gran lunga i più abbondanti in termini di ricchezza di specie. Quando parliamo di pesci, ci riferiamo però ad organismi appartenenti in realtà a 4 diversi gruppi di vertebrati: agnati, pesci cartilaginei, sarcopterigi ed actinopterigi.

Gli agnati (Superclasse Agnatha) sono tra i primi vertebrati comparsi sul Pianeta e, come spiega il nome (a-, “senza” + γνάθος (gnáthos), “mascella”), sono accomunati dal possedere una bocca sprovvista di mascelle, contrariamente a tutti gli altri vertebrati attuali. Le prime forme fossili di agnati risalgono agli inizi del Cambriano, circa 525 milioni di anni fa, e la massima diversità si è avuta nel Devoniano (416 – 359 mln af), al termine del quale la quasi totalità delle specie si è estinta, forse anche a causa della sempre maggiore competizione con i più evoluti pesci dotati di mascelle.

Gli unici superstiti hanno forma allungata e cilindrica, mancano di pinne pari, hanno pelle mucosa e priva di squame, e lo scheletro, completamente cartilagineo, è limitato alla zona cefalica e branchiale. Oggi sono note soltanto un centinaio di specie viventi, due terzi delle quali sono missine e circa un terzo lamprede, divise nelle 2 classi Myxini e Petromyzonti, solo lontanamente imparentate tra loro.

In Italia sono note 4 specie di lamprede, tutte fortemente minacciate di estinzione: la lampreda di mare (Petromyzon marinus), la lampreda di fiume (Lampetra fluviatilis), la lampreda di ruscello (Lampetra planeri) e la lampreda padana (Lethenteron zanandreai).

Queste ultime due compiono tutto il loro ciclo vitale in acqua dolce, mentre la lampreda di fiume e quella di mare sono anadrome: l’adulto vive in mare o in zone di estuario, dove si nutre parassitando pesci e cetacei grazie alla bocca circolare irta di denti, e raggiunta la maturità risale i fiumi per riprodursi. Da ogni uovo fecondato fuoriesce una larva, detta ammocete, che vive nel fango come filtratrice, prima di subire una metamorfosi e migrare verso il mare.

La lampreda di mare, Petromyzon marinus

La lampreda di mare può superare il metro di lunghezza, ed è caratterizzato da una livrea marezzata su toni di giallastro, marrone e grigio; fino a circa un secolo fa era ampiamente distribuita in Italia, ma ha subito una drastica diminuzione a partire dai primi decenni del Novecento, soprattutto in seguito alla costruzione di dighe che ne ha limitato la possibilità di risalire i fiumi per riprodursi.

Nel 2004 sono stati scoperti giovanili di lampreda di mare lungo il corso dei fiumi Magra e Vara (SP). A seguito di questo rinvenimento, l’ente gestore del Parco Naturale Regionale Montemarcello-Magra, la Provincia della Spezia e l’Università di Genova hanno avviato uno studio che ha evidenziato come il comprensorio costituito da questi due corsi d’acqua risulta essere l’unico sito certo rimasto in Italia per la riproduzione della lampreda di mare.

Gli adulti di P. marinus compiono la risalita riproduttiva tra maggio e giugno, e nel giro di pochi giorni raggiungono i siti di deposizione; gli esemplari più robusti giungono fino allo sbarramento della diga di Santa Margherita sul Vara, ad una cinquantina di chilometri dal mare!

I maschi sono i primi ad arrivare, guidati da feromoni rilasciati dagli ammoceti e, appena scelto il sito idoneo, in zone poco profonde e prossime a punti di forte corrente, iniziano le operazioni di costruzione del nido, che durano anche un paio di giorni: con la bocca a ventosa spostano ciottoli e massi fino a formare buche dal fondo sabbioso che possono sfiorare il metro di diametro. I grossi nidi sono talvolta visibili perfino dai ponti che attraversano il greto del fiume!

A quel punto le femmine entrano nel nido, dove avviene il corteggiamento, la copula, e la deposizione di uova dal diametro inferiore al millimetro, cui segue nel giro di alcune ore la morte di entrambi i partner. La schiusa avviene poco tempo dopo, e gli ammoceti trascorrono fino a 5 anni infossati nel substrato, prima di iniziare la metamorfosi che li porterà allo stadio adulto e, quindi, al mare.

La specie è considerata “in pericolo critico” di estinzione dalla commissione italiana della International Union for Conservation of Nature (IUCN). È poi elencata tra le specie protette dalla Convenzione di Berna ed è inserita nella Direttiva Habitat della UE. Sia nella Carta Ittica Provinciale che nel Piano Faunistico del Parco di Montemarcello-Magra è inserito un regolamento che prevede sanzioni amministrative fino a 5.000,00 euro per l’inosservanza dei divieti descritti, tra i quali la cattura di lamprede di qualsiasi specie, l’utilizzo come esca di ammoceti, e la distruzione o alterazione degli accumuli di sabbia all’interno dell’alveo.

Inoltre, fino al 2012 è stato finanziato un progetto comunitario dal titolo di PARC (Petromyzon And River Continuity), durante il quale si è provveduto al posizionamento di massi allo scopo di diversificare il greto dei fiumi Magra e Vara, sono stati realizzati 8 passaggi per pesci su sbarramenti critici per favorire la continuità fluviale ed ecologica, e sono stati eseguiti censimenti di adulti ed ammoceti.

Speriamo che le misure adottate, e l’impegno profuso dagli amanti di questi ambienti ahimè così impattati, riescano a preservare dall’estinzione un animale estremamente importante ed interessante dal punto di vista zoologico ed evolutivo, che ha attraversato indenne milioni di anni di cambiamenti ecologici, prima di scontrarsi suo malgrado con la comparsa di una specie davvero aggressiva: l’uomo.

© Federico Betti - P.Iva: 03205681202 Cookie's Policy
logo-3mediastudio logo-antworks