I fondi detritici intorno ai 40 m di profondità sono coperti da dense foreste del corallo molle Paralcyonium spinulosum
La zona mesofotica è l’area di transizione tra la fascia batimetrica superficiale, dove prosperano le alghe fotofile e le fanerogame, e la zona afotica, dove giunge meno dell’1% della luce incidente, un quantitativo insufficiente per permettere la fotosintesi e quindi la vita della componente vegetale. In Mediterraneo, la zona mesofotica si estende all’incirca tra 40 e 150-200 metri di profondità, giungendo a coprire il bordo della piattaforma continentale.
In questa fascia batimetrica le alghe lasciano il posto alle foreste animali, costituite in prevalenza da aggregazioni di coralli, termine con cui si identificano diversi organismi appartenenti alla classe degli antozoi: le principali foreste mesofotiche in acque temperate sono costituite soprattutto da gorgonie e coralli neri, mentre in ambiente sabbioso acquistano importanza i campi di pennatule. Essendo al di fuori dei limiti dell’immersione subacquea ricreativa, questi organismi sono tutt’oggi poco noti, e vengono studiati prevalentemente tramite robot filoguidati (ROV).
Paramuricea macrospina ha colorazioni molto variabili; qui un esemplare di colore rosa
Le foreste di corallo costituiscono veri e propri ecosistemi, per importanza e complessità paragonabili a quelli costituiti dalle foreste terrestri, e ospitano un’altissima biodiversità. Purtroppo, questa biodiversità, rappresentata anche da grandi pesci e crostacei di interesse commerciale, attira sulle foreste lenze e reti da pesca, che spesso danneggiano in maniera irreversibile questi ambienti.
Molte foreste e gli ecosistemi da esse sostenuti sono scomparsi prima ancora che potessero essere esplorati e studiati.
Tra all’incirca 8 e 25 m di profondità, l’acqua è molto fredda, torbida e ricca di macroplancton gelatinoso; qui lo ctenoforo Beroe ovata
Nel Mar di Marmara, e più precisamente lungo le coste delle Princes’ Islands, poco a sud di Istanbul, molte specie di coralli tipici di acque mesofotiche prosperano a profondità comprese tra 20 e 45 metri; ciò è reso possibile dalle acque fredde (intorno a 14°C) e torbide (e ricche di macroplancton, costituito da belle meduse quadrifoglio Aurelia aurita e ctenofori Beroe ovata e Mnemiopsis leidyi), derivate dalla commistione di acque mediterranee e di ingressioni dal Mar Nero, che creano un ambiente idoneo a queste specie a profondità mediamente inferiori a quelle a cui generalmente si trovano in Mediterraneo.
Una foresta di Spinimuricea cfr. klavereni, principale soggetto del nostro studio
Così, con i colleghi dell’Università di Istanbul, ci immergiamo lungo le coste delle Princes’ Islands, o su secche a poca distanza da esse, per poter studiare da vicino alcuni dei coralli più tipici della zona mesofotica.
In particolare, ci troviamo davanti a foreste dell’esile gorgonia bianca Spinimuricea cfr. klavereni, che cresce sul detrito grossolano e su lisci scogli, spesso insieme ai ventagli della delicata Paramuricea macrospina, che può assumere colorazioni molto variabili, dal giallo limone al violetto.
I fondi mobili al di sotto dei 20 m di profondità ospitano grandi colonie della strana pennatula Veretillum cynomorium
Sul detrito che circonda le secche e le copre parzialmente, talvolta si trovano vaste praterie del raro corallo molle Paralcyonium spinulosum, le cui colonie traslucide si estendono da piccoli calici bruni; sui fondi detritici più superficiali, crescono invece grandi colonie di Veretillum cynomorium, di oltre 70 cm di altezza: questo ottocorallo, nonostante sembri a prima vista un corallo molle, è in realtà una pennatula e, se minacciato, è in grado in pochi istanti di scomparire nel sedimento.
La bella oloturia mesofotica Parastichopus regalis
La sensazione di trovarci all’interno di un filmato effettuato da un ROV, come quelli che spesso analizziamo in ufficio, è amplificata anche dalla comparsa di specie vagili tipiche di acque profonde, come la bella stella Peltaster placenta o la grossa oloturia Parastichopus regalis.
In generale, abbiamo la possibilità di osservare da vicino specie generalmente piuttosto rare, e trovare ambienti che ospitano contemporaneamente grandi concentrazioni di tutti questi organismi è davvero affascinante, e molto utile per poter effettuare studi di natura tassonomica ed ecologica: piccoli passi verso la conoscenza, e la futura gestione, di questi ecosistemi importanti e fortemente minacciati dalle attività di pesca.





