Durante la bassa marea, una salicornia spunta dalla piana fangosa che circonda Mont St. Michel
GIORNO 2
Eccoci qui, quattro zoologi marini in un viaggio a tappe serrate, e puramente naturalistiche, lungo il canale della Manica. Affittiamo un camper, e puntiamo direttamente verso le coste bretoni; al mattino del secondo giorno arriviamo a Mont St. Michel, splendido borgo noto soprattutto per le imponenti escursioni di marea che lo portano talvolta a separarsi totalmente dalla terraferma, diventando un isolotto.
Il posto è magnifico, ma il richiamo della natura è forte, così ci troviamo in breve ad esplorare i grandi banchi fangosi che circondano le mura, e che la marea ha appena scoperto. Le zone più soprelevate ospitano diverse salicornie, piante estremamente adattate alla vita in ambienti ad elevata salinità e perfino a parziale ricoprimento acquoso; le porzioni rosse sono foglie “a perdere”, destinate allo stoccaggio dei sali in eccesso, i quali vengono poi eliminati dalla pianta direttamente tramite il distacco delle foglie “accumulatrici”.
Il peduncolo di un crinoide giurassico, di cui si riconosce ancora la simmetria pentaraggiata, trovato lungo la spiaggia di Lyme Regis
GIORNO 3
Attraversiamo la Manica da Cherbourg a Portsmouth, e iniziamo a spostarci verso ponente. La prima tappa è lo splendido arco naturale di Durdle Door, all’interno della Jurassic Coast: i circa 150 km di costa tra Swanage e Exmouth prendono questo nome a causa di imponenti affioramenti di rocce ricche di fossili risalenti al Mesozoico.
Le scogliere comprese tra i piccoli paesi di Lyme Regis e Charmouth sono state rese celebri da Mary Hanning, che all’inizio dell’800, nonostante fosse una donna di umili origini, riuscì a diventare una nota ed apprezzata cercatrice di fossili e paleontologa, e proprio in queste falesie trovò e ricostruì i primi scheletri di ittiosauri e plesiosauri.
Dopo averne visitato la casa, oggi trasformata in museo, ci dedichiamo alla ricerca sulla spiaggia antistante le pareti giurassiche: in breve troviamo grandi quantità di conchiglie fossili di belemniti (antichi calamari), ammoniti e alcuni frammenti di peduncoli di antichi crinoidi, in cui è ancora visibile la struttura pentagonale tipica degli echinodermi. È emozionante raccogliere fossili proprio negli stessi siti in cui la Hanning ha trascorso la propria vita e scovato incredibili reperti!
Un gruppo di collemboli Anurida maritima, tra i pochissimi insetti marini, in una pozza di scogliera
GIORNO 4
Proseguiamo il viaggio verso Ovest, e ci fermiamo ad Hannafore Beach, nei pressi della cittadina di Looe. Qui la costa rocciosa digrada dolcemente in mare, e quando la marea si ritira il fondale rimane scoperto per diverse centinaia di metri rispetto alla linea di costa, creando numerose ed estese pozze di marea.
E sono proprio le pozze e gli organismi che ospitano ciò che ci ha spinto qui: iniziamo ad osservare con attenzione gli specchi d’acqua che vanno via via riducendosi al calare della marea, e presto abbiamo la fortuna di fare un incontro insperato. Le pozze più costiere, infatti, ospitano alcune aggregazioni del collembolo Anurida maritima, uno dei pochissimi insetti prettamente marini! Sono animali di minuscole dimensioni (raggiungono al massimo 3 mm di lunghezza), caratterizzati da una livrea bluastra, che si aggregano sulla superficie dell’acqua, sulla quale galleggiano grazie ad una fitta peluria idrofoba.
Nonostante le piccole dimensioni, svolgono un importante ruolo di scavenger, nutrendosi di animali morti all’interno delle pozze; sono segnalati anche in Mediterraneo, in cui risultano però rarissimi, e poterli osservare qui mentre nuotano alla ricerca di cibo è una bella fortuna!
La stauromedusa Calvadosia cruxmelitensis
GIORNO 4 – bis
Dopo aver osservato e fotografato i collemboli, ci attrezziamo per esplorare in snorkeling le pozze più profonde, perché il nostro obiettivo dichiarato è un altro: scovare staurozoi! Questi animali, detti anche stauromeduse o meduse peduncolate (stalked jellyfish in inglese), sono rappresentati da una cinquantina di specie presenti in acque temperate e fredde, e dal 2004 sono state promossi in una classe a sé stante all’interno del Phylum Cnidaria.
Si tratta di meduse di piccole dimensioni, generalmente intorno al centimetro di altezza, dotate di un peduncolo con cui aderiscono al fondale o ad altri organismi bentonici, e di un corpo a campana con usualmente 8 corte braccia, all’apice di ognuna delle quali si trova un mazzo di piccoli tentacoli, con cui catturano crostacei planctonici.
Alcune specie sono già state segnalate appena sotto il pelo dell’acqua in queste pozze, e in effetti dopo una lunga ricerca, con le ingombranti macchine fotografiche subacquee parzialmente fuori dall’acqua, siamo riusciti a trovare due esemplari di Calvadosia cruxmelitensis, aggrappati con il loro peduncolo ad alghe quasi esposte all’aria dalla bassa marea.
Uno dei tanti gattopardi Scyliorhinus stellaris che popolano il mäerl del St. Mawes Bank
GIORNO 5
Raggiungiamo il punto più occidentale del nostro viaggio, ossia Falmouth, in Cornovaglia. La cittadina è affacciata su una baia lunga e stretta, caratterizzata da uno dei più importanti banchi di mäerl di tutto il Regno Unito, il St. Mawes Bank.
Il termine mäerl identifica un particolare gruppo di alghe rosse coralline, ossia intrise di carbonato di calcio, che si accrescono in noduli sferici ramificati non fissati al substrato; gli accumuli sul fondale sabbioso di queste alghe, vive e morte, creano ambienti peculiari, con una biodiversità ed abbondanza di fauna associata decisamente maggiore di quella dei fondi incoerenti limitrofi al banco stesso.
Tra gli animali più frequenti sul St. Mawes Bank figurano certamente cappesante, lepri di mare in riproduzione, diverse specie di granchi e un buon numero di gattopardi, Scyliorhinus stellaris, che pattugliano il mäerl alla ricerca di prede.
Una pecora pascola placidamente tra i monoliti di Avebury
GIORNO 6
Nel tornare verso Est, lasciamo la strada costiera e facciamo una piccola digressione non propriamente zoologica, sostando ad Avebury, dove si trova uno dei più grandi complessi monolitici al mondo, risalente a 5000 anni fa.
Il posto non è turistico, ed è possibile aggirarsi indisturbati tra i grandi menhir, immergendosi quindi in un’atmosfera mistica e rilassata; gli unici visitatori, oltre a noi, sono placide pecore che brucano l’erba all’interno dei vasti cerchi marcati dai monoliti e dai fossati, incuranti della storia che le circonda!
La serra delle piante carnivore nel parco della residenza di Charles Darwin
GIORNO 7
Dopo una tappa a Stonehenge, ci dirigiamo verso Dover. È d’obbligo però una deviazione per visitare l’abitazione di Charles Darwin, il grande naturalista noto soprattutto per aver formulato per primo la teoria dell’evoluzione per selezione naturale. La casa è oggi parzialmente mantenuta fedele alle condizioni dell’epoca, e in parte è trasformata in un museo che celebra la vita e la genialità del famoso proprietario.
Pochi sanno che Darwin si occupò con successo anche di zoologia e di botanica, compiendo studi che spesso integrò ai suoi lavori sull’evoluzione, e nei suoi possedimenti coltivò numerose piante che utilizzò per i propri esperimenti: in particolare, fu sempre affascinato dalle piante carnivore, sulle quali nel 1875 pubblicò tra l’altro il primo testo che ne definì senza dubbi la carnivoria.
Le celeberrime scogliere di Dover
GIORNO 8
Raggiungiamo le famose bianche scogliere di Dover, e saliamo sul traghetto che ci porta a Calais. Prima di puntare verso l’Italia, cogliamo l’occasione per dirigerci verso Est, in direzione di Oosterschelde, nei Paesi Bassi, dove un’amica ci aspetta per mostrarci i tesori zoologici nascosti nelle torbide acque olandesi. Il posto si rivelerà così interessante da meritare un approfondimento, che troverete qui.







